N° 66

                                                                                                           

PROGETTATO SOLO PER UCCIDERE

 

 

Di Carlo Monni

 

 

1.

 

 

            Sotto molti punti di vista, tra le cose che Eddie March avrebbe voluto fare quel giorno combattere contro un supercriminale dalla testa grossa non è esattamente in cima alla lista ma non gli è stata data molta scelta.

            Tutto è cominciato quando Eddie, nei panni metallici di Iron Man, è arrivato alla sede operativa della REvolution a Clason Point nel Bronx ed ha trovato operai ed impiegati in preda alla follia generata dal raggio dell’odio del Seminatore d’Odio.[1] Risolta la piccola crisi Eddie ha dovuto fronteggiare l’assalto di un commando dell’A.I.M.[2] ed era stato dopo averlo sconfitto che è arrivato MODOK.

            Se non si sapesse che è dotato di straordinari e molto, molto pericolosi poteri mentali e che il suo nome altro non è che l’acronimo di Mobile Organism Designed Only for Killing, si potrebbe essere tentati di ridere nel vedere l’aspetto fisico di MODOK: un corpo piccolo e quasi privo di muscoli evidenti sormontato da una testa enorme. Sarebbe un errore di cui vi pentireste amaramente dopo essere stati resi catatonici da un suo raggio mentale… cioè: ve ne pentireste se vi fosse rimasta una mente per farlo.

            Tutti questi pensieri attraversano rapidamente il cervello di Eddie mentre scatta evitando una scarica di energia che parte dalla fronte di MODOK. In teoria l’armatura dovrebbe proteggerlo anche dall’energia mentale ma è sempre meglio non testarne troppo i limiti.

            Iron Man vola davanti al suo avversario e gli spara una scarica di uniraggio pettorale… che a quanto pare il suo avversario deflette senza sforzo.

-Come ti ho già detto, Iron Man…- gli si rivolge MODOK -… forse dovrei ringraziarti per aver sistemato quegli idioti della fazione rivale della mia. Sfortunatamente per te, sei un ostacolo per i miei piani ed io non amo gli ostacoli.-

            Un colpo mentale lo coglie in pieno ed Eddie cade al suolo mentre il suo nemico sogghigna soddisfatto.

 

            Un altro tempo, un altro luogo ed un altro Iron Man. Ci vorrebbe un occhio molto attento per cogliere le sottili differenze tra le due armature per il resto assolutamente identiche.

Arizona 1880. Tony Stark si è appena rimesso in piedi dopo aver subito un assalto con dei fucili che in quest’epoca non dovrebbero esistere.

<<Bene.>> dice ai bizzarri criminali davanti a lui <<Vi stavo chiedendo chi vi ha fornito quelle armi e perché vuole Isaac Stark morto. Volete dirmelo con le buone o devo diventare davvero cattivo?>>

-Tu…- balbetta quello chiamato Iron Mask -… tu dovresti… lui aveva detto che quei fucili ti avrebbero sistemato.-

<<Beh… chiunque sia “Lui” mi pare evidente che si è sbagliato.>>

        L’uomo in costume verde chiamato Hurricane si muove velocissimo intorno alla figura di Iron Man colpendolo ripetutamente con la sua pistola speciale apparentemente senza effetto.

            Un velocista, pensa Tony, ci sono abituato. Non è all’altezza di Quicksilver o Turbine. Con un po’ di fortuna posso calcolare la sua traiettoria e calibrare l’uniraggio.

            La scarica di uniraggio colpisce Hurricane in pieno spedendolo a terra svenuto.

            Meno uno, pensa Tony, ora sistemiamo gli altri.

 

            Il tempo è il presente, il luogo la tormentata nazione africana di Rudyarda, gli attori due figure in armatura che rispondono al nome di War Machine e Warwear, la situazione guerra.

            Dopo aver sconfitto le milizie di una delle etnie che abitavano questi luoghi da prima dell’arrivo dei colonizzatori bianchi, ora la meta è la cittadella fortificata dove i discendenti di quei colonizzatori si sono rifugiati.

-Una volta presa quella piazzaforte, la conquista del resto del paese sarà una passeggiata.- commenta Joshua N’Dingi, meglio noto come Dottor Crocodile.

<<A prezzo di un altro massacro.>> replica Jim Rhodes.

-Non si fanno le frittate senza rompere le uova. Vuol farmi credere che quando lei e Mr. Jacobs eravate nei Marines stavate attenti a non uccidere nessuno in combattimento? Scommetto che le vostre mani sono sporche di sangue quanto le mie.-

<<Questo forse è vero.>> ammette Parnell Jacobs <<Ma anche se non ho remore ad uccidere chi cerca di uccidermi in uno scontro, il massacro indiscriminato di civili non mi piace per niente.>>

-Nemmeno io lo voglio.- ribatte Crocodile -E non ci sarà. In ogni caso, devo ricordarle, Mr. Jacobs, che la vita di sua moglie dipende da me?-

<<Non me lo scordo di certo… ed è la sola ragione per cui seguo i suoi ordini invece di farle saltare la testa… dottore.>>

-Ne sono consapevole… e mi basta.-

            Deve esserci un modo di uscire da questa situazione, pensa Rhodey, e se c’è, devo trovarlo alla svelta.

 

 

2.

 

 

            Il Principato di Monaco è considerato un luogo da favola, ma anche nelle favole ci sono i lupi.

            Mike O’Brien, da buon ex poliziotto, ha il sonno leggero ed i rumori nella stanza accanto, per quanto lievi, lo svegliano subito.

-C’è qualcuno nella mia stanza.- dice a Judith Klemmer anche lei sveglia –Immagino che tu abbia una pistola.-

-Sono un agente dello S.H.I.E.L.D. ricordi?- ribatte la ragazza –Ne ho due. Una per te e una per me.-

-Bene.- replica Mike infilandosi i pantaloni.

            Prende la pistola che la ragazza gli porge e si muove silenziosamente verso la porta di comunicazione con la sua stanza.

            Aguzza l’udito e sente due voci venire dall’interno. Non capisce tutte le parole perché parlano piano ed in Francese.

-Non c’è maledizione.-

-Dobbiamo trovarlo o il Conte…-

-Zitto! Ho sentito qualcosa nella stanza accanto.-

            Mike spalanca di colpo la porta esclamando:

-Cercavate me?-           I due sicari lo riconoscono e sparano ma Mike si è tuffato nella stanza sparando a sua volta ed abbattendone uno. Il secondo cade steso dai colpi precisi di Judith Klemmer.

-Complimenti.- le dice Mike alzandosi in piedi.-

-Grazie.- replica lei avanzando nella stanza –Ero la terza del mio corso di tiro dopo Sharon Carter e Laura Brown.-

-Solo bionde in quella classe? Ed è per questo che loro sono le agenti 13 e 19 e tu solo 324?-

-Mi fa piacere che hai voglia di scherzare anche in una situazione seria come questa. Questi erano professionisti, probabilmente dell’Unione Corsa.[3] Hanno usato armi silenziate, proprio come noi, ed è molto probabile che nessuno abbia udito gli spari, ma…-

-Nefaria ci ha individuati.- completa Mike -Una delle poche cose che ho capito di quello che hanno detto questi due è che li ha mandati un Conte, non può che essere lui. Direi che è il caso di filarcela finché possiamo. E poi… non ho voglia di rispondere alle domande imbarazzanti della polizia monegasca quando scopriranno questi cadaveri nella mia stanza… e tu nemmeno, dico bene?-

-Dici benissimo.- replica Judith –Fury vorrebbe la mia testa se dovesse tirarmi fuori da una cella di questo paese da operetta. Per fortuna non ci siamo registrati coi nostri veri nomi. Il che mi fa chiedere…-

-Come sapevano dove trovarci? Nefaria è un uomo dalle molte risorse ed in qualche modo deve aver messo le mani sulle foto degli ospiti dei vari hotel… e visto che ha sicuramente un dossier su tutti gli impiegati di Tony Stark, non deve averci messo molto a riconoscermi. Evidentemente non sa che sei coinvolta anche tu, visto che ha mandato quei due solo nella mia stanza… a meno che non abbia dato per scontato che dormissimo insieme… cosa vera da ieri notte ma…-

-… ma per fortuna eravamo nella mia stanza. Uno sbaglio fatale… per loro.-

            Judith rientra nella sua stanza e comincia a vestirsi.

-Per fortuna che non disfo mai le valige.- dice –Nel mio lavoro non si sa mai quando si è costretti a fuggire precipitosamente… come adesso.-

            O’Brien, ora completamente vestito, la raggiunge portando con sé una robusta valigia nella mano destra ed una più piccola in quella sinistra.

-Io sono pronto.- afferma.

-Bene... andiamo allora. Con un po’ di fortuna, nessuno ci vedrà uscire.-

 

            MODOK sogghigna soddisfatto.

-È stato ridicolmente facile.- commenta contemplando il corpo di Iron Man a terra sotto di lui –Ed ora…-

<<Ed ora ti becchi una doppia scarica di repulsori nel tuo brutto muso.>> replica Eddie March rialzandosi di colpo e accompagnando alle parole i fatti.

            Per fortuna la protezione dell’armatura ha funzionato… anche se avrà un bel mal di testa per un po’… ma questo non è necessario farlo sapere a Mr. Testa Grossa, pensa Eddie.

            MODOK ondeggia in aria sbalestrato dal colpo ricevuto ma nei suoi occhi c’è un chiaro lampo di rabbia.

-Me la pagherai!- sibila all’indirizzo del suo avversario in armatura.

<<Accetti anche carte di credito?>> replica Eddie evitando una scarica laser e rispondendo con un colpo di uniraggio.

            Cavarsela contro questo pazzoide non sarà facile, pensa, ma questo non gli impedirà di provarci.

 

            Ci ha pensato tutto il giorno senza riuscire a prendere una decisione, ma alla fine si è detta: al Diavolo, cosa può capitare di peggio che ricevere un no come risposta? Non sarebbe nemmeno la prima volta in fondo.

            Ricorda quando lei le ha dato il suo numero pregandola di chiamarla se avesse avuto bisogno di aiuto. Beh… non è esattamente un caso di emergenza.

            Con un sospiro si decide a comporre il numero di telefono e dopo qualche squillo a vuoto, proprio quando sta per riattaccare sente la sua voce:

-Pronto?-

-Pronto Linda? Sono Rebecca… Rebecca Bergier… mi chiedevo se ti andasse di uscire a cena.-

 

 

3.

 

 

            Forse per la loro epoca sono temibili, ma per uno con il potere di Iron Man sistemare Iron Mask e il suo gruppetto di criminali del Vecchio West non è affatto una cosa difficile e l’aiuto di un famoso pistolero come Rawhide Kid, per quanto superfluo, rende le cose più rapide. Forse il suo alleato avrebbe difficoltà con Corvo Rosso ma anche se le sue ali potranno forse farlo scivolare tra i venti, sono del tutto inutili di fronte alla manovrabilità dell’armatura.

            Alla fine i nemici sono a terra e Tony si avvicina a quello di nome Rattler afferrandolo per il bavero e puntandogli il repulsore dell’altra mano dritto in viso.

<<Dunque, riprendiamo il discorso.  Stavo chiedendo: chi vi ha dato queste armi avveniristiche?>>

-Meglio se gli rispondi, pard.- interviene Rawhide Kid poggiando la canna della sua pistola alla tempia di Rattler –Il mio amico ci mette un secondo a farti saltare la testa ed io sono così nervoso che potrebbe saltarmi il dito sul grilletto.-

            Lo farebbe sul serio o è solo un bluff come il suo? Si chiede Tony. Meglio non saperlo.

<<Allora? Sto aspettando.>>

-Non…non lo so.- balbetta Rattler -Credo che non lo sappia nemmeno Iron Mask.  Quando ci ha radunati ci ha detto che dovevamo uccidere un tizio di nome Isaac Stark e che avremmo incontrato problemi da quei tizi venuti dal futuro che avevamo già incontrato e dal nulla è apparso quel tizio col mantello e ci ha dato le armi.-

            Tizio col mantello? Allora non è Kang, pensa Tony. Di solito non veste mantelli… anche se, ripensandoci, una delle versioni affrontate in passato dai Vendicatori portava un mantello, quindi, forse…

            Le sue riflessioni sono interrotte dal giovane Isaac:

-Perché? Perché dovevate uccidermi?-

-Non lo so… davvero.- quel tizio ha parlato di flussi del tempo. Non ci ho capito nulla.-

<<Quel tizio col mantello… ha detto come si chiamava?>>

        Prima che Rattler possa rispondere l’armatura di Iron Man è avvolta da un lampo giallo e quando si dissipa lui è…

-Scomparso!- esclama Isaac Stark.

-Già… e pure quelle strane armi.- aggiunge Rawhide Kid.

-Che facciamo adesso?-

-Per quanto mi riguarda, metterò questi piccioni in condizione di non nuocere finché sono ancora stesi.-

-E quell’Iron Man?-

-Lui è in grado di cavarsela da solo, dovunque sia ora.-

            O almeno lo spera.

 

            La bionda è decisamente poco vestita: un corpetto stretto che copre poco più che la zona dei seni e che ha comunque un’ampia scollatura, un perizoma che copre giusto quel che è stato studiato per coprire, lunghi guanti e stivali con tacchi a spillo. Il tutto rigorosamente di pelle nera. Nella mano destra tiene saldamente una lunga frusta e con la sinistra porta al guinzaglio due pantere nere, cosa che dissuade chiunque dal commentare il suo gusto nel vestire.

            Non che l’uomo con lei nella stanza si lascerebbe spaventare facilmente: il Conte Luchino Nefaria non conosce molte cose che gli facciano davvero paura. In questo momento, comunque, non è l‘abbigliamento della sua compagna ad occupare la sua attenzione.

-Maledizione.- esclama –Quei due idioti che ho mandato a prelevare Mike O’Brien hanno fallito e si sono fatti ammazzare.-

-E lui?- chiede la donna.

-Scomparso e con lui anche una donna che occupava la stanza accanto alla sua. L’ho sottovalutato: non ho pensato che poteva non essere solo.-

-Sai chi è la donna?-

-Sì e no. Credo di averla individuata: grazie alle telecamere di sicurezza del casinò una donna bionda che era un’assidua frequentatrice del locale. Pensavamo fosse una delle solite escort d’alto bordo in cerca di ricchi polli da agganciare e non abbiamo badato a lei. È stata molto brava. Il nome che ha dato in hotel è ovviamente falso e il suo volto non risulta in nessun database che ho consultato. Il che vuol dire…-

-… un agente segreto. Ho avuto spesso a che fare con quelli del MI6, gente tosta.-

-Qui siamo ad un livello superiore, temo. Mike O’Brien è un ex poliziotto ed e agente federale che ora lavora per Tony Stark e Stark è stato uno dei primi sponsor dello S.H.I.E.L.D. Nick Fury gli deve un mucchio di favori.-

-Quindi la bionda sarebbe un’agente dello S.H.I.E.L.D.? Avrebbe senso. Ma perché lei e quell’O’Brien sarebbero qui? Che sappiano qualcosa dei tuoi piani?-

-Me lo sono chiesto anch’io ma non credo. La presenza di O’Brien suggerisce qualcosa di più personale e credo di aver capito cosa: erano sulle tracce di Indries Moomji e sono capitati solo per caso sulle mie. Ora però sono diventati un pericolo per i nostri affari.-

-Se vuoi, Luchino, posso occuparmene io: è da un pezzo che non ho l’occasione di divertirmi.-

-Mia cara Pavane, so quanto sei in gamba in questa ed altre cose. Quando ho rilevato gli affari del defunto Carlton Velcro ti sei dimostrata un’alleata molto preziosa, ma ho già provveduto al riguardo e quei due presto saranno nelle mie mani. Ti garantisco, però, che una volta che saranno qui avrai tutte le occasioni di divertirti con loro e di far divertire anche le tue pantere.-

            La donna di nome Pavane fa un sorriso maligno mentre risponde:

-Ci conto, Luchino, ci conto davvero.-

 

            Nella lontana nazione africana di Rudyarda, nell’accampamento temporaneo delle milizie del Dottor Crocodile, Jim Rhodes nelle vesti di War Machine si dirige verso una tenda davanti alla quale sta seduta una donna dalla pelle color ambra. Accanto a lei sta in piedi un’altra figura in armatura.

<<Tutto bene da queste parti?>> chiede.

-Come può esserlo in questa situazione.- risponde Glenda Sandoval –Mi fa vomitare l’idea che tu e Parnell siate costretti ad aiutare quel mostro per colpa mia.-

<<La colpa non è tua ma di quello che hai chiamato mostro.>> ribatte suo marito Parnell Jacobs, alias Warwear <<È stato lui ad iniettarti un veleno che ti ucciderà in 24 ore se non ti dà l’antidoto ogni giorno. Tutto per costringerci a fare il lavoro sporco per lui ed è stato sempre lui a creare un esercito di ibridi tra esseri umani ed animali per vincere la sua sporca guerra.>>

-Potrebbe bluffare, potrebbe non esserci alcun veleno, ci hai pensato?-

<<Io ci ho pensato.>> replica War Machine.

<<Anch’io.>> ammette Parnell <<Ma non posso e non voglio correre il rischio di vedere il bluff nel caso non lo sia.>>

-Parnell…- continua Glenda -… Crocodile mi ha detto che inizialmente voleva assumerti come mercenario. Avresti accettato la sua offerta?-

            C’è un attimo di silenzio che sembra insopportabilmente lungo in cui Warwear sente gli occhi di sua moglie e del suo migliore amico puntati su di lui sperando o temendo quale sarà la sua risposta. Infine dice:

<<No… se tu mi avessi chiesto di non farlo, tesoro. Ti ho fatto una promessa e l’avrei mantenuta.>>

-Io… ti ringrazio.- replica con un sospiro Glenda.

 

 

4.

 

 

            In un tranquillo locale di Washington D.C. Bethany Cabe sorseggia un cappuccino e riflette su ciò che ha scoperto grazie anche all’aiuto di Jasper Sitwell. La sua amica Ling McPherson sarebbe molto interessata a quelle informazioni… ma lei vuole davvero dargliele?

            Senza che nessuno lo sappia, ad abitare il corpo di Bethany è la coscienza di Whitney Frost, Madame Masque, figlia naturale del Conte Nefaria. All’inizio scoprire che il trasferimento mentale predisposto da suo padre aveva funzionato le era sembrata una splendida opportunità ma col passare del tempo si era trovata sempre di più a suo agio ad impersonare la rossa investigatrice. In pratica, le piace essere Bethany Cabe e non è disposta a rinunciarci facilmente.

            Quindi da che parte va la sua lealtà adesso? Facile risposta: dalla sua. Beth si concede un sorriso e si alza.

 

            Un lampo di luce si dissipa e la figura rossa e oro di Iron Man si ritrova in una sala ampia dalla bizzarra architettura che in qualche modo gli è familiare. Dove l’ha già vista?

-Benvenuto nella mia umile dimora, Iron Man… o dovrei dire: Anthony Stark?-

            Improvvisamente gli è tutto chiaro. Conosce bene quella figura in verde e viola anche se, paradossalmente, non è ben sicuro della sua vera identità.

<<Immortus!>> esclama <<Avrei dovuto immaginarlo.>>

-E forse avresti sbagliato Stark. Posso chiamarti Tony? In fondo siamo vecchi amici io e te.-

<<Se per te manipolare la mia mente per rendermi il tuo burattino e farmi rivoltare contro i miei amici[4] è sintomo di amicizia… beh potremmo anche chiamarla così.>> replica Tony stizzito.

-Oh… quella vecchia storia…-- ribatte Immortus –Devo dire che non ne vado fiero… anche se devo anche ammettere che è stato divertente riprendere per un po’ i panni di Kang il Conquistatore. Ma se quella volta potevi dare la colpa alla manipolazione mentale, qual è la tua scusa per quel che hai fatto durante la Guerra Civile dei Supereroi? Aspetta… tu non sei quel Tony Stark… a volte essere il guardiano del Multiverso ti porta a fare confusione tra le linee temporali.-

<<Falla finita, Immortus. Non mi importa se sei l’ex Kang o una distorta versione di me stesso,[5] voglio sapere perché volevi la morte del mio antenato.>>

-Oh quello… giusto. In realtà era un piano dell’altro Immortus… ma sarebbe troppo lungo spiegarti. Ti basti sapere che ho deviato il tuo viaggio temporale per farti arrivare nel posto giusto al momento giusto per salvare il tuo antenato e non far collassare su se stessa la tua linea temporale. Ne saprai di più a tempo debito.-

<<Perché quelli come te devono sempre parlare per enigmi? Ora basta.>> i palmi dei guanti di Iron Man risplendono di energia <<Ti consiglio di rimandarmi nel mio tempo o sarò costretto a diventare cattivo.>>

-Minacciarmi è inutile. Non ho intenzione di trattenerti nel Limbo più a lungo del necessario. Presto riprenderai il tuo viaggio verso l’ultima e definitiva tappa. Come ho detto, ti ho solo fatto fare una piccola deviazione. È ora che tu vada.-

<<Aspetta non mi hai ancora detto…>>

        Ma le parole si perdono nel vuoto mentre la figura in armatura scompare ed Immortus rimane solo e sorride mormorando:

-Buona fortuna… Tony.-

 

            Un altro tempo: il presente. Un altro luogo: la sede della REvolution. Un altro Iron Man: Eddie March. Un altro nemico: MODOK, leader di una fazione dissidente dell’A.I.M.

            Eddie si rende conto di avere di fronte un avversario temibile ma non è disposto a dargliela vinta facilmente.

<<Fammi capire…>> chiede volando davanti al nemico <<… c’è una guerra civile nell’A.IM., giusto? È confortante vedere che sei il tipo di leader che si sporca le mani personalmente.>>

            MODOK non gli risponde e scaglia su di lui un altro colpo che Eddie rintuzza con l’uniraggio.

Il suo bizzarro avversario ha meno manovrabilità di lui e questo è un vantaggio che Eddie è deciso a sfruttare. Tutte quelle ore passate ad allenarsi con l’armatura stanno dando i loro frutti.

Iron Man si solleva al di sopra di MODOK bersagliandolo di colpi e sbilanciandolo.

Il suo avversario capisce che deve distrarlo e sogghigna mentre dirige un colpo di energia contro la parete dell’edificio principale frantumandola e provocando i crollo delle macerie verso i lavoratori di sotto.

<<Bastardo!>> gli urla Eddie volando a tutta velocità verso il punto del crollo.

 

 

5.

 

 

            Joshua N’Dingi, meglio noto come Dottor Crocodile, alza gli occhi dal monitor del suo computer portatile e fissa i due che sono appena entrati nella sua tenda.

<<Perché volevi vederci?>> chiede senza indugi War Machine.

<<Già… piacerebbe molto anche a me, saperlo.>> aggiunge Warwear.

-Volevo che vedeste questo video.- risponde N’Dingi voltando il monitor verso di loro -Sono immagini riprese da un satellite spia americano. Guardate.-

            Si vede una colonna di profughi in marcia poi ecco arrivare degli aerei che cominciano a mitragliarli e dopo un primo giro ritornano a mitragliare ancora.

-Quelle sugli aerei sono le insegne del vecchio governo segregazionista della Rudyarda.- spiega –Quelli che hanno massacrato erano civili inermi, donne e bambini, colpevoli solo di essere diversi da loro. Volevo che rifletteste su questo prima dell’attacco alla loro piazzaforte domani. Questa è la gente che combattiamo.-

            I due uomini in armatura non sanno cosa dire.

 

            Gayle Watson vede i frammenti di cemento caderle addosso ed il suo ultimo pensiero è per i suoi figli, poi sente un rumore sordo sopra la sua testa e quindi una mano forte la afferra alla vita portandola lontano mentre una miriade di minuscoli calcinacci le cade addosso.

<<Mi scusi la rudezza, miss…>> Le si rivolge Eddie March <<… ma non c’era tempo per le buone maniere.>>

            Gayle è scossa: la avevano avvertita che cose del genere potevano accadere ma proprio il suo primo giorno di lavoro?

-Io…- balbetta -… grazie Iron Man… è la seconda volta oggi che ti devo la vita.-

<<Beh… mi auguro per lei che non ce ne sia una terza.>>

-Aiuto!-

            L’urlo proviene dall’alto. Alzando gli occhi Eddie vede una donna bionda penzolare appesa ad una trave… che non reggerà a lungo sotto il suo peso. La riconosce immediatamente: è Rae Lacoste, la moglie di Jim Rhodes. Deve aiutarla subito.

            Con un balzo è di nuovo in volo e raggiunge rapidamente la donna in pericolo.

<<Coraggio Rae, è arrivata la cavalleria.>>

-Iron Man! È il Cielo che ti manda.- esclama la donna -Non so quanto avrei potuto resistere.-

            Lui riesce ad afferrarla proprio quando la trave cede e precipita al suolo

-C’è mancato poco.- commenta lei.

            In quel momento si ode un’esplosione dalla zona dei laboratori. MODOK ha fatto la sua mossa, riflette Eddie, ma non posso pensarci adesso.

            Rapidamente porta Rae a terra e senza aspettare ringraziamenti si rimette in volo. Con un po’ di fortuna beccherà il suo avversario sul fatto. Una cosa è certa: non intende fargliela passare liscia.

 

Un normalissimo ufficio dove si materializza una figura in armatura. Iron Man si guarda intorno sorpreso. Dov’è finito stavolta? Si è di nuovo spostato anche nello spazio, sembra, ma in che tempo? Il posto in cui si trova ha un’aria familiare, possibile che…

            La porta dell’ufficio si apre ed entra un uomo che vedendolo dice:

-Ah… finalmente sei arrivato.-

            Tony guarda l’uomo davanti a lui: veste un elegante completo scuro, i capelli ed il pizzetto sono spruzzati di bianco ma il viso è inconfondibile.

<<Tu!>> esclama l’uomo in armatura <<Tu sei…>>

        L’uomo in questione sorride e risponde:

-Sì… io sono te… e ti stavo aspettando.-

 

 

CONTINUA

 

 

NOTE DELL’AUTORE

 

 

            Sorpresi? Non dovreste secondo me, in fondo l’incontro con se stessi è un classico della narrativa di viaggi nel tempo.

            Ma ora veniamo a chiarire qualche piccolo punto.

1)     Immortus è un personaggio creato da Stan Lee & Don Heck su Avengers Vol. 1° #10 datato novembre 1964 ed è una sorta di Signore (o sarebbe più corretto dire. Amministratore? -_^) del Tempo. In teoria sarebbe un’identità assunta in tarda età da Kang il Conquistatore ma ormai la sua storia è divenuta così complicata che non mi provo nemmeno a spiegare chi dovrebbe o potrebbe essere adesso o quanti Immortus ci siano o ci siano stati. Prometto solennemente, per, che presto saprete di più sui contorti piani che avevano per fulcro la morte di Isaac Stark

2)     Pavane è stata creata da Doug Moench & Paul Gulacy su Master of Kung Fu #31 datato agosto 1975 ed appartiene alla categoria che potremmo chiamare belle mercenarie poco vestite (no: non in quel senso, per quanto è praticamente certo che è andata a letto con tutti i suoi datori di lavoro conosciuti -_^), abile nel combattimento, bravissima con la frusta, istruttrice di pantere nere. Ha lavorato per la folle superspia Mordillo, per il trafficante d’armi Carlton Velcro e per Shen Kuei, il Gatto. L’ultima volta che l’abbiamo vista è stato su Marvel Knights MIT #38 quando è precipitata da una scogliera.

Nel prossimo episodio: Tony Stark incontra Tony Stark e potrebbero derivarne scintille. Nel frattempo scopriremo qualcosa di più su ciò che cerca MODOK, si avvicina il momento della scelta finale per War Machine e in più le nostre solite sottotrame.

 

 

Carlo



[1] Come meglio dettagliato negli ultimi tre episodi di Capitan America MIT

[2] Avanzate Idee Meccaniche.

[3] La più famosa organizzazione criminale della Corsica con ramificazioni in tutta la Francia e zone limitrofe

[4] Nel famigerato crossover tra le serie di Iron Man, War Machine e i Vendicatori noto come “La Traversata”

[5] Vedi Iron Man MIT #3